Caffè, un consumo moderato favorisce la digestione

Uno studio scientifico smentisce i falsi miti legati al consumo di caffè e riconosce alla bevanda più amata dagli italiani numerose proprietà benefiche.

Naturalmente, nell’analisi dei rapporti tra caffè e organismo, si deve prendere come riferimento un consumo di caffè definito moderato in base ai principi stabiliti dall’Efsa, e cioè dalle 3 alle 5 tazzine giornaliere. Il primo dato significativo che emerge smonta un pregiudizio molto radicato: che anche quantità moderate possano rappresentare un rischio per la salute. Come detto più volte, infatti, il caffè ha numerosi benefici per l’organismo, purché non si esageri.

Un consumo moderato di caffè porta infatti i seguenti benefici:

  • effetto protettivo sul rischio di sviluppare diverse malattie epatiche, compreso l’epatocarcinoma;
  • stimola le secrezioni gastriche compresi l’acido cloridrico e la gastrina, ormone indispensabile alla digestione, e porta all’aumento di un altro ormone fondamentale per la digestione, la colecistochinina;
  • migliora le secrezioni del pancreas e delle vie biliari che, a loro volta, favoriscono la digestione;
  • ha un effetto positivo sul microbiota intestinale, soprattutto sui bifidobatteri;
  • favorisce la motilità intestinale, come i cereali, con un’efficacia superiore del 60% a quella assicurata dall’acqua, e del 23% a quella associata al caffè decaffeinato.

E i problemi solitamente associati al consumo di caffè? Come non pensare al reflusso gastro-esofageo, patologia molto comune che spinge chi ne soffre a rinunciare proprio al caffè? In base ai risultati scientifici non ci sarebbero dimostrazioni di un effetto diretto con la caffeina. Il disturbo dipende dalla qualità della dieta e dallo stile di vita personali.

Lo studio sui benefici del caffè

Lo studio è stato commissionato da una delle più importanti associazioni europee di produttori di caffè, l’Institute for Scientific Information on Coffee che comprende, tra gli altri, aziende come Lavazza, Illycaffè e Nestlé. La pubblicazione su Nutrients, una delle riviste più importanti del settore, per dimensioni e per rigore dei metodi statistici usati, sembra affidabile. E finalmente racchiude in un lavoro unico, con poco meno di 200 riferimenti bibliografici, molto di quanto si è scoperto sul consumo di caffè negli ultimi anni.